Chi gestisce una community online da molti anni prima o poi si imbatte in un fenomeno curioso. Non importa che si tratti di IRC, di un forum, di una piattaforma social o di qualsiasi altro luogo di aggregazione online: prima o poi qualcuno arriva alla conclusione che il modo migliore per attirare nuovi utenti sia far credere di averne già tanti.

Nel mondo IRC questa idea ha assunto nel tempo forme diverse. C'è chi lascia collegati decine di client, chi utilizza bouncer e connessioni permanenti in quantità discutibili, chi cerca semplicemente di aumentare il numero di nickname visibili in un canale nella speranza che questo basti a renderlo più interessante agli occhi di chi entra per la prima volta.

Il ragionamento, almeno in teoria, non è nemmeno completamente sbagliato. Se una persona si trova davanti a due canali che parlano dello stesso argomento, uno con 15 utenti e uno con 300, è naturale che la sua attenzione venga catturata da quello che appare più grande. È un meccanismo psicologico che esiste ovunque. Lo vediamo nei social network, nei siti web, nei video online e persino nei negozi fisici. Le persone tendono ad associare i numeri al successo.

Il problema è che questa impressione dura pochissimo.

Quando un utente entra in una chat non si limita a guardare la lista dei nickname. Dopo pochi secondi osserva cosa sta accadendo, legge le conversazioni, prova a capire se dietro quei nomi esistono davvero delle persone che stanno partecipando alla vita del canale. Se scopre che la stanza è popolata da centinaia di presenze silenziose e che a parlare sono sempre gli stessi due o tre utenti, l'effetto iniziale svanisce molto rapidamente.

Anzi, in certi casi il risultato può essere addirittura opposto a quello sperato. Un canale apparentemente enorme ma quasi immobile trasmette spesso una sensazione di artificiosità. L'utente non pensa necessariamente che qualcuno stia barando, ma percepisce che qualcosa non torna. Vede una sala affollata nella quale nessuno parla e finisce per sentirsi più spaesato che accolto.

Al contrario, è sorprendente quanto possa risultare vivo un canale con numeri molto più modesti. Nel corso degli anni abbiamo visto stanze con poche decine di utenti generare conversazioni continue, creare amicizie durature, organizzare eventi e mantenere una presenza costante nel tempo. Non avevano bisogno di sembrare grandi perché erano semplicemente vive.

Questa è una differenza che spesso viene sottovalutata. Una community non è la somma dei nickname presenti in una lista. Una community è fatta dalle relazioni che si creano tra le persone, dalle discussioni che nascono spontaneamente, dalla capacità di far sentire qualcuno parte di qualcosa. Sono elementi che non possono essere simulati con una connessione lasciata aperta ventiquattr'ore su ventiquattro.

Nel corso della storia di SimosNap ci siamo trovati più volte a riflettere su questo fenomeno. Per un periodo abbiamo cercato di affrontarlo in maniera piuttosto rigida. Ci sembrava una questione di correttezza verso quei founder che investivano tempo ed energie per costruire comunità reali e che vedevano altri ottenere numeri apparentemente superiori attraverso scorciatoie poco trasparenti.

Con il passare degli anni, però, ci siamo resi conto che la realtà era meno semplice di quanto apparisse.

I bouncer, ad esempio, non sono nati per gonfiare le statistiche. Molti utenti li utilizzano per motivi assolutamente legittimi. Consentono di mantenere una connessione stabile, di non perdere messaggi durante le disconnessioni e di accedere alla chat da dispositivi differenti mantenendo la propria presenza online. Per una parte della comunità IRC rappresentano strumenti di uso quotidiano da decenni.

Applicare regole troppo rigide contro ogni forma di connessione permanente significava inevitabilmente colpire anche persone che non stavano facendo nulla di sbagliato. Alla fine ci siamo resi conto che stavamo rischiando di creare più problemi di quanti ne stessimo risolvendo.

Per questo oggi preferiamo osservare il fenomeno con una certa dose di pragmatismo. Non è una pratica che ci entusiasma e continuiamo a considerarla una scorciatoia poco utile nel lungo periodo, ma abbiamo imparato che spesso il rimedio può essere peggiore del problema.

Anche perché l'esperienza accumulata in oltre vent'anni ci ha insegnato una lezione piuttosto semplice. Le community che resistono nel tempo non sono quelle che riescono a mostrare il numero più alto di utenti collegati in un determinato momento. Sono quelle che riescono a creare un ambiente nel quale le persone desiderano tornare il giorno successivo.

Chi arriva in una chat per la prima volta può certamente essere incuriosito da un numero elevato di presenze. Quello che determinerà se resterà o meno, però, sarà tutt'altro. Sarà la qualità delle conversazioni, la disponibilità degli altri utenti, il clima che si respira all'interno del canale e la sensazione di essere entrato in un luogo dove esistono persone vere e non semplicemente statistiche da esibire.

Per questo motivo abbiamo sempre pensato che la crescita di una community non possa essere costruita artificialmente. I numeri possono attirare uno sguardo. Possono generare curiosità. Possono perfino creare una buona prima impressione.

Ma nessun numero, per quanto grande, può sostituire ciò che rende davvero viva una comunità.

Le persone.

E quelle, fortunatamente, non possono essere falsificate così facilmente.