Quando un messaggio privato diventa un reato

Quando si pensa alle richieste che una rete IRC può ricevere dalle Forze dell'Ordine, si immaginano spesso attacchi informatici, truffe o altri episodi particolarmente complessi.

La realtà, almeno per quanto riguarda la nostra esperienza recente, è molto diversa.

Può sorprendere, ma le ultime quattro richieste di dati ricevute da SimosNap da parte della Polizia Postale e dell'Arma dei Carabinieri hanno riguardato lo stesso tipo di comportamento: utenti che utilizzavano i messaggi privati per diffondere il numero di telefono di una vittima, con l'obiettivo di sommergerla di chiamate, messaggi e altri contatti indesiderati.

A prima vista qualcuno potrebbe liquidarlo come uno scherzo di pessimo gusto. In realtà, quando viene fatto con l'intento di molestare o perseguitare una persona, le conseguenze possono essere molto pesanti e trasformare un semplice messaggio privato in un vero e proprio reato.

Come gestori di SimosNap ci troviamo in una posizione particolare. Da una parte abbiamo il dovere di tutelare la privacy degli utenti, dall'altra collaboriamo sempre con le autorità quando riceviamo richieste formulate secondo quanto previsto dalla legge.

È importante chiarire un aspetto che spesso genera confusione.

I messaggi privati non vengono letti dallo staff di SimosNap. Non sappiamo cosa si dicono due utenti durante una conversazione privata e non esiste qualcuno che osserva ciò che accade "dietro le quinte". Non si tratta soltanto di una scelta a tutela della privacy: è il funzionamento stesso del protocollo IRC, che non prevede un sistema di moderazione preventiva delle conversazioni private.

Per questo motivo, nella maggior parte dei casi, veniamo a conoscenza di determinati comportamenti soltanto quando una delle persone coinvolte decide di segnalarli.

Ed è proprio qui che la collaborazione della comunità diventa fondamentale.

Una segnalazione tempestiva non è importante soltanto perché potrebbe rivelarsi utile in un'eventuale indagine. È fondamentale anche per consentirci di intervenire mentre il problema è ancora in corso. Una segnalazione ben documentata ci permette di analizzare quanto sta accadendo, individuare eventuali schemi ricorrenti e, quando possibile, aggiornare i nostri filtri antispam o adottare altre contromisure per limitare la diffusione dell'abuso.

Uno degli episodi più recenti ne è stato un esempio concreto.

Un utente ci ha inviato una segnalazione estremamente dettagliata, documentando con precisione quanto stava accadendo. Grazie a queste informazioni siamo riusciti a intervenire rapidamente per limitare il fenomeno e a raccogliere gli elementi necessari per ricostruire gli eventi.

Quando, successivamente, la Polizia Postale ci ha richiesto i dati disponibili nell'ambito delle indagini, siamo stati in grado di fornire informazioni che si sono rivelate utili agli investigatori.

Senza quella segnalazione avremmo avuto molti meno elementi a disposizione e sarebbe stato più difficile sia limitare gli effetti dell'abuso mentre era ancora in corso sia ricostruire con precisione quanto accaduto.

Molte persone pensano che, davanti a situazioni di questo tipo, la cosa migliore da fare sia semplicemente bloccare l'utente e voltare pagina. In alcuni casi può essere sufficiente, ma quando vengono diffusi dati personali, iniziano molestie ripetute o una persona diventa bersaglio di un'azione coordinata, è importante fermarsi qualche minuto in più per raccogliere le prove e segnalarci l'accaduto.

Uno screenshot, un orario preciso, il nickname utilizzato e una descrizione chiara dei fatti possono fare una differenza enorme.

Noi non possiamo sapere cosa accade nelle conversazioni private se nessuno ce lo racconta. Ma quando riceviamo una segnalazione dettagliata possiamo fare la nostra parte: intervenire per limitare gli abusi, conservare gli elementi utili e, quando richiesto dall'Autorità Giudiziaria, collaborare fornendo tutti i dati che la legge ci consente di mettere a disposizione.

In oltre vent'anni di attività abbiamo imparato che la sicurezza di una rete non dipende soltanto dalla tecnologia o dagli strumenti di moderazione. Dipende anche dalla responsabilità della sua comunità.

Ogni segnalazione ben fatta può contribuire a proteggere altri utenti, limitare un abuso e, nei casi più gravi, diventare un tassello importante nel lavoro delle Forze dell'Ordine.

La privacy continuerà sempre a essere uno dei principi fondamentali di SimosNap. Ma la privacy non deve mai essere confusa con l'impunità di chi utilizza uno strumento di comunicazione per arrecare danno agli altri.